EDIT: quello che stai per leggere è la prima versione della nostra “carta d’intenti”; per sapere che cosa è cambiato per noi in questi due anni leggi il nuovo manifesto

 

“E tu?” “Io a Bologna, sono quasi dieci anni.”

“Tu, sempre a Milano?” “Sì.”

“E ora che ti sei laureata, pensi di tornare?” “Non credo, a fare cosa? Dopo tanto tempo…”

“Che sorpresa, che fai di bello?” “Io sono rimasta a studiare qui, a Campobasso.”

Oramai vivi a Napoli (Torino, Roma, Pescara, Parigi, Pisa, Parma…), quindi… Sì, difficile che possa ritornare.

Emigrazione. C’è chi parte per studiare, valigia pronta a 18 anni, e sono i più fortunati; chi parte per lavorare; chi – e sono sempre più numerosi – per fare entrambe le cose. C’è chi resta, ma è come se fosse partito/a, ché la rete di relazioni si interrompe, si taglia da entrambi i lati.

Più tradizionale del Corpus Domini, antica quanto i caciocavalli, l’emigrazione è il vero marchio di fabbrica del Molise, tristemente conteso dal resto del Meridione: le relazioni umane si allentano o si spezzano, surrogate da un vasto corredo di rimpatriate, ri- conoscenze, nostalgie, sughi congelati e verdure sottolio; a restare sono luoghi ciclicamente abbandonati, esperienze collettive interrotte, territori che si ritrovano senza memoria, con quelli/e che restano costretti ogni volta a ricominciare daccapo.

A partire da questo retroterra di esperienze condivise ci siamo ritrovati – studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici precari/e, alcuni partiti, altri rimasti – a ragionare: condividevamo esperienze passate di attività politica nella nostra regione, dalle battaglie studentesche contro le contro-riforme dell’istruzione alle iniziative contro la guerra in Kosovo, in Afghanistan e poi in Iraq; continuiamo a condividere, nel nostro presente, un impegno politico che ci vede ancora uniti/e, nelle differenze di percorsi, sotto il comune denominatore dell’antifascismo, dell’antisessismo, dell’antirazzismo, per la pace, la giustizia sociale, l’uguaglianza, contro la devastazione ambientale.

Riconosciamo nel fenomeno migratorio un ostacolo non secondario alla continuità e al successo delle lotte politiche nella nostra regione.

La nostra esperienza passata ci insegna che le continue separazioni dovute all’emigrazione hanno spesso impedito alle realtà associative di accumulare esperienza, radicarsi sul territorio, svilupparsi con continuità e acquisire sempre maggiore coscienza e iniziativa politica; chi negli anni è partito non è quasi mai riuscito a mantenere contatti, trasmettere i nuovi stimoli che contesti politici nuovi suggerivano, condividere le sue esperienze di
battaglia politica con chi è rimasto.

Il tracollo recente della sinistra parlamentare ha aggravato la situazione perché, al di là del giudizio di merito sulle posizioni che quei partiti hanno espresso, la loro presenza garantiva l’esistenza di luoghi di aggregazione politica, di palestre di impegno, la cui scomparsa è sicuramente negativa.

Il risultato della combinazione di questi elementi è evidente, quanto pericoloso.

In un territorio come quello molisano, solo apparentemente immune dalle dinamiche della globalizzazione neoliberista, imperversa infatti il lavoro nero nelle campagne, nell’artigianato, nell’edilizia. La grande distribuzione avanza a ritmi incalzanti, insieme alla precarietà lavorativa, che colpisce particolarmente i giovani. La recente crisi economica ha visto chiudere o ha portato quasi al tracollo alcune delle più importanti realtà produttive della regione (da La Molisana, all’ITR, allo Zuccherificio, al settore lattiero-caseario, senza dimenticare la particolare situazione FIAT). Gli agricoltori sono sempre più in difficoltà perché la grande distribuzione controlla totalmente il mercato, non garantendo un prezzo equo, adeguato al lavoro svolto, per i loro prodotti. Le scuole dei piccoli paesi chiudono, le possibilità di formazione diminuiscono, la situazione dell’edilizia scolastica è vergognosa, mentre il “giovane” Ateneo molisano si barcamena tra accaparramenti clientelari, baronaggi da piccola provincia e bilanci sempre più ristretti. La sanità molisana è vittima di tagli che rispondono solo alla necessità di fare cassa, non alle esigenze dei cittadini e all’idea della salute come diritto inalienabile. L’ambiente è preda di speculatori ed ecomafie, che tra impianti eolici, bretelle autostradali, discariche e ipotetiche centrali nucleari minacciano di dissipare anche l’ultimo nostro tesoro. Tutto ciò con un governo regionale che pare essere sembra interessato solo a soddisfare interessi privati e a continuare ad alimentare un sistema di potere di stampo clientelare.

In questo contesto, mancano mezzi di informazione realmente liberi, capaci di approfondire le questioni e di mettere i cittadini in condizione di formarsi un’opinione.

Per fortuna non manca chi, in Molise, resiste e prova a rispondere a questi attacchi. Ma oltre alle difficoltà che oggi si presentano a chiunque lotti per “un altro mondo possibile”, ci si trova a dover fare i conti anche con l’isolamento politico, culturale, sociale della nostra regione, isolamento del quale la mancanza di comunicazione tra emigrati e residenti è causa – non secondaria – ed effetto; contemporaneamente chi è partito si trova, dopo un po’ di anni, senza parole di fronte alla scoperta che il Molise non è un’isola felice, e che il capitalismo, con tutto ciò che ne consegue, si è infiltrato tra bei paesaggi, soppressate e feste di paese; ma scopre anche che, proprio in ragione di questa “infiltrazione”, anche in Molise è possibile portare avanti lotte significative, di portata globale, e ritrova la voglia di impegnarsi politicamente qui e non solo nel suo luogo di studio o di lavoro.

Che cosa succederebbe se decidessero di portare le scorie nucleari a Larino, o di costruire davvero la centrale nucleare a Termoli? Se si presentassero – e già lo fanno! – a disseminare di pale eoliche le nostre terre, senza che le comunità locali possano esprimere una decisione collettiva in merito, e senza neanche la misera prospettiva di una loro reale partecipazione agli utili di questo “sviluppo” calato dall’alto? 2468 Kmq del Molise (66% della superficie totale) sono oggetto di Istanze di Permesso di ricerca di idrocarburi (i.e. richieste per costruire pozzi di petrolio), 2000 pale eoliche sono state già impiantate e ci sono richieste per altre 3000.

La risposta secondo noi non è l’angoscia né la rassegnazione.

La risposta è provare a ricostruire una comunicazione e uno scambio costante tra le lotte di chi è rimasto e l’impegno politico di chi è partito, forse non tornerà, ma non per questo ritiene di poter dimenticare la propria terra, di poter continuare a illudersi che, nel bene e nel male, “tanto lì non succede mai niente” e le lotte importanti si fanno altrove.

La risposta è provare a rafforzare le connessioni tra i movimenti e le realtà molisane (studenti medi, universitari, partiti, sindacati, associazioni, comitati spontanei…) e crearne di nuove, basandosi non solo sulla diffusione di notizie o sull’urgenza di allearsi su singole questioni, ma anche su un’analisi complessiva dei vari problemi del Molise e su una maggiore consapevolezza delle loro connessioni. Bisogna evitare che si riparta sempre da zero, fare in modo che chi lotta oggi contro il piano rifiuti regionale abbia modo di scambiarsi esperienze con chi ha combattuto contro la discarica a Sepino o combatte neanche 50 km più avanti contro l’impianto di stoccaggio a Montagano; che chi combatte contro gli sprechi nella sanità abbia percezione delle lotte di chi, a causa della sua criminale gestione, ha perso il lavoro o i servizi; che chi lotta contro l’eolico selvaggio conosca e comprenda i problemi degli agricoltori, costretti a svendere i loro campi alle società del settore energetico.

Ci sono alcuni esempi positivi e vincenti: laddove si è riusciti a non interrompere la sedimentazione di consapevolezza e conoscenze, a fare rete non solo tra le generazioni, ma anche tra le diverse realtà, sono state vinte importanti battaglie: pensiamo alla incredibile lotta che ha visto il popolo lucano opporsi al deposito delle scorie nucleari a Scanzano Jonico; pensiamo allo straordinario processo di maturazione politica e civile che la battaglia contro l’Alta velocità in Piemonte – benché ancora aperta e dall’esito non scontato sul piano rivendicativo – ha prodotto sul piano sia locale che nazionale. Anche in Molise l’esperienza del movimento per l’acqua pubblica, con relativa raccolta firme, è stata estremamente positiva e ha introdotto una novità fondamentale: affiancare persone di diversa provenienza non solo politica e/o associativa, ma anche territoriale, dando vita (per la prima volta in maniera evidente anche per i cittadini) ad una presenza capillare sul territorio.

Partiamo dalla costruzione di un blog (tratturi.noblogs.org ) che sia il luogo di incontro virtuale delle corrispondenze, delle iniziative, delle vertenze, e soprattutto spazio di elaborazione e riflessione collettiva; di una newsletter (Tratturi – la newsletter) e di una pagina Facebook, legata al blog, che ci dia la misura della diffusione del nostro lavoro e faciliti la nostra comunicazione con altri soggetti, singoli o organizzati che siano.

Il tutto nella speranza di aiutare la costruzione di un movimento, di diffondere una coscienza e una partecipazione civile che, forte di analisi ed elaborazioni condivise, costituisca nella nostra regione un muro “resistente” alla corrosione del capitalismo e della globalizzazione.

Abbiamo scelto di dare un nome alla nostra iniziativa, “I tratturi”, non per una nostalgica rievocazione di questa usanza, ma perché i tratturi sono stati storicamente vie di comunicazione, lungo le quali viaggiavano uomini e bestie ma anche notizie, relazioni, culture, scambi; i pastori transumanti tenevano in contatto le comunità che incontravano sulla loro strada, i paesi nei quali due volte all’anno si accampavano nel viaggio dalla pianura alla montagna e viceversa. Sono strade che non servivano a partire e basta, ma a partire e poi tornare e poi ripartire: proprio quello che facciamo noi studenti e lavoratori fuorisede, e che speriamo possa essere appunto una ricchezza per le nostre lotte, sia “qui” che “lì”… anche se non si sa più se il “qui”, se “casa” sia il Molise o le città dove abitiamo, ma crediamo che questa possa essere una ricchezza. I tratturi, i tratturelli, i bracci, sono strade che collegano i paesi del Molise in un fitto reticolato, la stessa rete che vorremmo rafforzare tra le persone, le associazioni, i movimenti, i comitati che lavorano e lottano sul territorio.

Inoltriamo questo appello a tutti/e quelli/e che riteniamo possano essere interessati/e, con l’invito di diffondere a loro volta, senza porre paletti pregiudiziali diversi da quelli che da sempre caratterizzano il nostro agire politico; le appartenenze di bottega non ci interessano. Vi chiediamo vivamente di esprimervi sulla proposta, e di aderire nella misura in cui riterrete opportuno, dall’iscrizione alla newsletter, alla lettura e al commento del blog, alla collaborazione attiva (che naturalmente auspichiamo).

Per collaborare,  proporre temi, contributi, iniziative, scrivici all’indirizzo che trovi nei Contatti

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Redazione

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