Protesta-richiedenti-asilo_fullL’11 Aprile scorso un gruppo di 60 immigrati è arrivato all’Hotel Le Cupolette di Vinchiaturo; questi si aggiungono ai circa 80, stando a quanto possiamo sapere, ospitati presso un albergo di Monteroduni.

Giornali e televisioni dedicano poche righe o minuti a queste notizie, limitandosi a sottolineare la solidarietà dei cittadini e degli operatori di fronte all’emergenza: dietro questa non-notizia si nasconde una realtà differente.

Dopo aver incontrato alcuni degli immigrati che da una quindicina di giorni abitano all’albergo le Cupolette di Vinchiaturo, vogliamo lanciare un appello a tutte e tutti gli antifascisti e antirazzisti molisani, per la libertà e i diritti dei migranti, dei rifugiati e dei richiedenti asilo, perché il Molise non diventi una terra di confino.

L’11 Aprile scorso un gruppo di 60 immigrati è arrivato all’Hotel Le Cupolette di Vinchiaturo; questi si aggiungono ai circa 80, stando a quanto possiamo sapere, ospitati presso un albergo di Monteroduni.

Giornali e televisioni dedicano poche righe o minuti a queste notizie, limitandosi a sottolineare la solidarietà dei cittadini e degli operatori di fronte all’emergenza: dietro questa non-notizia si nasconde una realtà differente.

Le Prefetture nazionali hanno avuto l’incarico di prepararsi all’accoglienza in seguito ad una circolare del ministero dell’Interno del mese di Gennaio: Alfano, prevedendo l’emergenza sbarchi (un’emergenza è prevedibile? Allora che emergenza è?), invitava le prefetture a contattare degli operatori sul territorio in grado di accogliere chi arrivasse sulle nostre coste. Nessuna ulteriore definizione, nessun termine temporale alla durata del soggiorno, tranne l’indicazione di non stipulare contratti con scadenza successiva al 30 Giugno 2013. Prima che Alfano dichiarasse l’emergenza, c’era stato un bando nazionale per l’assegnazione a vari enti locali di circa 20.000 posti SPRAR (Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati); i progetti vincitori (che non garantiscono automaticamente diritti e assistenza, ma sono quantomeno sottoposti a regole chiare e definite) sono ancora inattivi perchè i fondi non sono stati stanziati: si è preferito dunque – nelle more, come amano scrivere i burocrati governativi – lasciare al più totale arbitrio delle Prefetture la libertà di fare scelte i cui criteri sono opachi, per non dire di peggio.

Ci sono però alcune cose che la circolarIMG_2258[1]e non può non dire: quanti soldi prenderà la struttura ricettiva per ogni immigrato e quali sono i servizi minimi da offrire.

30 euro più IVA a ospite: nella spesa devono rientrarci vitto, alloggio, fornitura e cambio biancheria letto nonché abbigliamento adatto alla stagione, mediazione linguistica, orientamento alla formulazione della richiesta di protezione internazionale, 15 euro di ricarica telefonica una tantum e 2,5 euro al giorno a persona per le piccole spese. Non sono previsti corsi di italiano.

La circolare dice che è preferibile evitare le strutture alberghiere e affidare prioritariamente la gestione dell’accoglienza a soggetti che abbiano esperienza nell’ambito dei progetti SPRAR.

Il giorno di Pasquetta siamo andati a “Le Cupolette” a verificare direttamente la situazione.

In Molise, sia per Vinchiaturo che per Monteroduni, le prefetture hanno scelto due strutture alberghiere. A Vinchiaturo, la fornitura dei pasti e l’assistenza sono state affidate alla Croce Rossa.

Gli immigrati alloggiati a Vinchiaturo sono all’incirca metà pakistani e nepalesi e metà provenienti dall’Africa sub-sahariana: le lingue sono inglese per i primi, francese per i secondi, ma questo non vale per tutti. Bastano poche chiacchiere sparse – alcuni, comprensibilmente, non hanno voglia di parlare – per capire che di tutto quanto scritto nella circolare ricevono solo vitto, alloggio e – supponiamo – biancheria letto. Certamente mancano un qualunque tipo di mediazione linguistica e di assistenza legale: nessun tipo di attività è prevista in tal senso, e ciò inficia anche l’orientamento alla richiesta di protezione (in Questura al massimo trovano qualcuno in grado di parlare inglese o francese, lingue che non tutti tra di loro conoscono); avranno forse ricevuto i 15 euro di ricarica telefonica, ma nell’albergo non c’è wi-fi e di conseguenza la possibilità di comunicare col proprio paese è ridottissima se non annullata.

Ci dicono che sì, hanno vestiti, cibo, alloggio – ma che è dura passare il tempo, vivendo lontano da tutto e tutti; lamentano l’assenza di connessione ad internet, la difficoltà di spostarsi verso Campobasso – il biglietto costerebbe quanto il pocket money giornaliero -, il fatto che manca un corso di italiano ed è impossibile incontrare e parlare con italiani.

Formalmente possono uscire dalla struttura, essendo stati identificati secondo le normative già a Messina, ma di fatto nessuno esce. “Gli abbiamo dato anche gli orari del pulman”, ci dice un operatore della Croce Rossa, unica frase dotata di senso in una sequela di “non so”, ma è evidente che ciò non basta, a persone che nulla sanno del posto in cui sono finiti, per muoversi.

In realtà, qualche ospite ci ha detto invece che non possono uscire: “possiamo muoverci, ma non allontanarci dal parcheggio”. Da dove viene questa indicazione? È il frutto della fantasia della persona con cui abbiamo parlato, o viene da qualcun’altro, magari come “suggerimento” informale?

A parte la Croce Rossa, nessun altro singolo o associazione si è fatto carico (o ha avuto l’incarico) di occuparsi degli immigrati: chi in Regione avrebbe capacità e competenze adatte per fornire assistenza linguistica e legale non va finché non riceve un incarico formale – e quindi i soldi – dalla Prefettura. Comprensibile? Forse, forse anche no.

Per la legge italiana queste sistemazioni sono strutture ricettive non ulteriormente identificate; per la legge italiana gli immigrati alloggiati sono non-clandestini, non-richiedenti asilo, non-turisti, non-persone.

Come militanti noi rifiutiamo in blocco tutto l’attuale sistema di accoglienza degli immigrati in Europa e in Italia, ritenendolo profondamente razzista e classista in tutte le sue forme, siano esse CIE, CARA, SPRAR o alberghi sparsi in regioni periferiche, che più che l’accoglienza ci ricordano il confino fascista.

Non per questo però rinunciamo a farci sentire e lottare perchè almeno i diritti minimi, legali, degli immigrati, per quanto pochi e miserevoli siano, vengano garantiti.

Per questo motivo chiediamo a tutte e tutti gli antifascisti e antirazzisti molisani, singoli o associazioni o partiti, di sottoscrivere, condividere e diffondere il seguente appello.

APPELLO

Noi cittadini, militanti politici e associativi, rappresentanti di associazioni attive sul territorio molisano, in relazione alla presenza di circa 150 immigrati in Molise e a fronte di prevedibili nuovi arrivi, consapevoli della strutturale inadeguatezza del sistema provvisorio di accoglienza messo in piedi dalla circolare 104 dell’8 gennaio 2014, chiediamo con forza:

  1. l’informazione più completa e chiara su come le prefetture regionali vogliono gestire la cosiddetta emergenza: strutture individuate, criteri di scelta, monitoraggio e controllo
  2. piena garanzia di tutti i diritti previsti dalla circolare per gli immigrati: mediazione linguistica, assistenza legale e psicologica, supporto reale alla possibilità di spostamento sul territorio. Le Prefetture hanno il dovere di individuare immediatamente, sul territorio, enti o associazioni adatte a svolgere questo servizio, in affiancamento o in sostituzione di chi, al momento, non sembra in grado di garantire i servizi minimi richiesti.
  3. Un corso di italiano che consenta agli immigrati l’acquisizione di questo fondamentale strumento di espressione ed emancipazione che è la lingua del paese di arrivo.
  4. creazione di un tavolo permanente territoriale per il monitoraggio dei servizi per immigrati esistenti o attivabili sul territorio e per il coordinamento tra strutture al fine di garantire il massimo rispetto degli immigrati e delle leggi vigenti.

I firmatari inoltre si impegnano ad attivarsi per far conoscere agli immigrati già arrivati e a quelli che arriveranno tutti i loro diritti, e a lottare politicamente, con la costruzione di momenti pubblici di protesta, per il pieno e rapido superamento di ogni gestione straordinaria dell’accoglienza, in favore dell’entrata in regime di un sistema che, al di là delle opinioni diverse in proposito, sia chiaro, coerente e costante nel tempo, sola garanzia per il rispetto quantomeno dei diritti minimi stabiliti dalle leggi e dagli accordi internazionali.

per aderire scrivere alla nostra pagina Facebook oppure all’email tratturi@insicuri.net

Adesioni:

Tratturi – Molise in movimento

Osservatorio sulla Repressione

Comitato Primo Marzo Campobasso

Il Bene Comune – Arte cultura e civiltà per il Molise del III millennio

Arci Isernia