Per fare il punto sulla (non) amministrazione della cultura in Molise

Intervista ad Andrea Zita della Soupy records, firmataria di uno dei ricorsi al TAR contro l’Istituto Musica e Arte del Molise.

Stando alla memoria di chi scrive queste righe, in Molise si è sempre lamentata la “mancanza” di spazi, iniziative e attività culturali. Certo la lamentela è pratica costitutiva dell’essere umano e spesso lascia il tempo che trova. È vero però che dietro la richiesta semplicemente quantitativa di cultura (più spazi, più attività… ecc. ecc.) c’è una richiesta qualitativa di un progetto culturale.

Certo, fare cultura in una terra del tutto periferica, dove le “cose” arrivano tardi, non è facile. Eppure, la “periferia” non è il destino di un territorio; come la forte percentuale di persone che vanno a studiare o anche a lavorare fuori, potrebbe essere un modo per limitare un isolamento al quale non ci si dovrebbe rassegnare. Ma perché farlo? Non solo per “divertirsi”, oppure giocare o socializzare (motivi che di per sé varrebbero la pena di imbastire un progetto qualsiasi…), quanto per fare in modo che questi spazi di socializzazione, gioco o divertimento, possano funzionare da megafono alle esigenze e ai diritti, per una riappropriazione del territorio da parte di chi lo vive.

Il fatto che il Molise rappresenti un deserto da questo punto di vista (con qualche Oasi, beninteso… ) spinge a interrogarsi sul perché la situazione sembra stagnare. Eppure, non si può dire che in Molise manchi un centro decisionale forte: parlo, ovviamente di Michele Iorio, governatore, commissario per la sanità, nonché delegato alla cultura. Ma ciò che si nasconde dietro il luogo comune della funzionalità di un forte potere decisionale, è sempre solo la triste verità delle peggiori clientele, sprechi e impoverimenti collettivi che spazzano via i diritti più elementari. Il diritto alla cultura, alla criticità, all’arricchimento che dà un tempo libero accessibile a tutti, sembrano essere diventati qualcosa di estremamente raro.

L’esempio più recente è quello dell’Istituto di Musica e Arte del Molise (per gli amici e per i nemici I.M.A.M.). Il solito carrozzone frutto di relazioni clientelari e di potere che pretende di insegnare musica a spese della collettività. Si tratta infatti di un vortice di fango pidiellino che ha già risucchiato 300.000 euro di soldi pubblici, più la promessa di altre 600.000 euro per la costruzione di un Auditorium. Benissimo, si dirà, ma almeno questi soldi verranno conservati e spesi razionalmente per – come si dice – far girare l’economia, creare sviluppo e occupazione. No.

La struttura, da quanto si legge sui quotidiani, ha speso già 240.000 per acquistare materiale e attrezzature in negozi di amici o amici di amici… piuttosto che rispondere a criteri di economicità e risparmio. Va bene, si dirà, ma almeno sarà possibile imparare a suonare uno strumento o comunque ricevere un’educazione musicale in maniera pressocché gratuita. Certo! É tutto gratis, a patto di pagare una iscrizione annuale di 30 euro, più 70 euro al mese…

In una situazione di questo genere, in un posto in cui la cultura è amministrata dai partiti di governo, come si può pensare di potere usufruire effettivamente di questi spazi?

Spesso ci descriviamo come persone apatiche, abituate alla “noia”, o nel peggiore dei casi menefreghisti. Queste definizioni sono spesso frutto di ottusità: l’ottusità di incaponirci nel dimenticare la possibilità di chiedere quello che vogliamo. In questo caso, nella possibilità di pensare che è possibile riappropriarsi di spazi – fisici e no – che permettano la pratica di una azione culturale fuori dalle logiche delle clientele di una regione spesso fonte di poteri feudali; che permettano la riappropriazione di una possibilità di autogestione delle nostre esigenze culturali, fuori dai meri criteri del profitto economico ma con l’attenzione allo sviluppo culturale e intellettuale di una comunità. È dovere di tutti chiedere a chi ci governa la possibilità di accedere al diritto a una cultura gratuita, libera, autogestita.

Costruire spazi e attività culturali è possibile attraverso una pratica politica che non passi necessariamente per istituzioni in cui ci si può riconoscere poco e da cui difficilmente si otterranno risposte.

Proviamo a definire la questione con Andrea Zita, un socio della Soupy records, che si occupa di servizi musicali a Campobasso.

Facciamo il gioco delle definizioni: che cosa dovrebbe essere e come dovrebbe funzionare, secondo te, uno “spazio culturale”?

Uno spazio culturale dovrebbe essere un contenitore di persone e idee in cui poter gettare le basi e poter creare quell’humus essenziale per la crescita sociale attraverso la conoscenza e lo sviluppo di relazioni.  In sostanza lo vedo come un laboratorio in cui la collaborazione, il confronto e la condivisione di esperienze siano i punti cardine per il raggiungimento dello scopo che lo spazio si è prefisso.

Quanti spazi culturali, che rispondono a questa descrizione vedi e conosci in Molise e in particolare a Campobasso?

Beh di sicuro non sono tanti. Posso elencare alcune delle realtà (pubbliche e private) che conosco, direttamente o indirettamente, come Abraxas Lab a Santa Croce di Magliano (teatro e arte scenica), Officina della cultura e del tempo libero ad Isernia (spazio della provincia tanto bello quanto inutilizzato), il Museo d’Arte Contemporanea d’Isernia (MACI). A Campobasso potrei citare l’ex Onmi (musica, cinema, arte), i Grandi Magazzini Teatrali (teatro, musica, attività e biblioteca per bambini), il Teatro del Loto (teatro) e il Dopolavoro ferroviario. Prendilo come un mero elenco di spazi fisici, poi ci sono diverse associazioni/piccole imprese/privati che operano sul territorio senza avere luoghi veri e propri. Non entro nel merito della gestione delle attività e delle proposte. L’importante, in questo momento storico, è che ci sia gente disposta a proporre progetti ed idee stimolanti affinché si arrivi alla formazione di un pubblico consapevole che sia poi in grado di fare delle scelte.

Quanto è importante, secondo te, l’intervento pubblico in uno spazio culturale?

Più che di spazio parlerei di progetto. Penso che l’intervento pubblico sia fondamentale nella produzione di un grande progetto culturale. Volendo pensare localmente, l’importanza dell’intervento pubblico è confermata dal fatto che a Campobasso manca un progetto di ampio respiro (festival/eventi/manifestazioni) proprio perché non c’è mai stata la volontà di investire tempo e denaro nella stesura di un programma culturale organico. Uno sforzo è stato fatto nel recente passato con il ‘festival dei misteri’, una buona idea finita troppo presto in soffitta. Sono convinto che la sfilata dei misteri debba essere la ciliegina di una torta che può essere mangiata durante tutto l’anno: l’organizzazione di workshop, eventi, corsi, concerti, mostre, concorsi sarebbe un ottimo contorno che creerebbe molta più attesa verso la settimana clou del corpus domini e ricadute occupazionali positive.

Che cos’è l’IMAM di Larino? E di che tipo di finanziamento ha usufruito?

L’IMAM è l’istituto di musica e arte del molise fondato da Gaetano Venditti (presidente dell’associazione, attualmente dimissionario, nonché marito di Sabrina De Camillis deputata Pdl che per diversi mesi, nel 2008, ha ricoperto il doppio incarico di deputata e consigliera regionale percependo entrambi gli emolumenti). E’ un’associazione culturale no-profit apartitica, apolitica che si occupa della promozione dell’arte e della musica.  Sì, hai letto bene ‘no-profit’ apartitica apolitica’ nonostante gli ambasciatori dell’iniziativa siano Angelo Michele Iorio e Sabrina de Camillis (Pdl)!! I finanziamenti ricevuti, dopo un solo anno di attività (solitamente nei bandi pubblici per l’assegnazione di finanziamenti viene richiesta l’attività svolta negli ultimi 3 anni), sono stati: 300mila euro di fondi regionali (100mila all’anno a partire dal 2008) senza alcun bando,
circa 600mila euro per l’adeguamento dei locali nel secondo anno di attività; concessione dei locali a titolo gratuito dal comune di Larino (che ha pagato anche tutte le bollette del 2009 per 17000€); gestione di 6.180.000€ per l’avvio di Progetti per le Aree Interne (PAI) tramite fondi delle aree sottoutilizzate (FAS 2007-2013) nei comuni di Larino, Riccia e Agnone.

Definiresti l’IMAM di Larino uno “spazio culturale”?

Nelle intenzioni sulla carta assolutamente sì (http://www.imamolise.it/istituto/imamolise.html). La critica va mossa nel metodo di assegnazione e gestione dei fondi, nulla più.

Come hanno reagito le associazioni escluse dai finanziamenti?

La reazione ha prodotto due ricorsi al TAR: uno fatto dall’associazione Finis Terrae di Santa Croce, l’altro redatto e sottoscritto da una ventina di operatori della culturali tra cui associazioni, cooperative, piccole imprese, privati cittadini della regione (MoliseCinema – Ass. Thelonius Monk – Movoloco – Il Bene Comune – Matese Friend Festival – Ass. Atena – Art in Festival – Violipiano – Kalenarte – Percussioni Ketonike – Teatro del Loto – SPAS Scuola Propedeutica d’arte Scenica – Consorzio Ecomuseo Itinerari Frentani – Alberi Sonori – Finis Terrae – Limiti Inchiusi arte contemporanea – Passaggi Sonori – Postoesposto – Rokka in Musica – Circolo della zampogna – Compagnia Danzartè – ThisPlay – IO Project – Il Costanzino Ent.- Soupy Records). In sostanza si chiede che i fondi da destinare alla cultura siano ripartiti in maniera equa e secondo requisiti di bontà e qualità dei progetti presentati. Nelle intenzioni del ‘Forum degli operatori culturali del Molise’ c’è anche la creazione di una sorta di ‘Associazione delle associazioni’ o Fondazione stabile che possa interagire direttamente con l’assessorato alla cultura della regione. A dire la verità, noi della Soupy ci siamo espressi in modo non del tutto favorevole su questo punto poiché vorremmo evitare la creazione dell’ennesimo ente decisore. Tornando al ricorso, una piccolissima vittoria a livello istituzionale c’è stata proprio in questi giorni dopo che la gestione dei 6.180.000€ è stata affidata alla Fondazione Molise Cultura e non più all’Imam. Sia chiaro: noi come Soupy Records (siamo una ditta) non pretendiamo nulla da parte della regione, ci è sembrato giusto aderire per le modalità inique e i tempi strettissimi con cui sono stati assegnati fondi ad un’unica associazione peraltro attiva da nemmeno un anno.
Parlo di piccolissima vittoria poiché si tratta di un semplice ripensamento: la Fondazione Molise Cultura è un’altra creazione di Iorio  affidata a Sandro Arco (ex assessore alla cultura del comune di Campobasso, giunta Massa 1999; ora Molise Civile, ex assessore regionale alla cultura nominato da Iorio come tecnico esterno. Maggiori dettagli qui: http://www.massimoromano.net/articolo.php?id_art=340) senza concorso.

Come viene gestito secondo te il finanziamento delle associazioni culturali, o di cooperative che operano nel campo della cultura?

A livello locale non esiste un assessorato regionale alla cultura, se ne occupa Michele Iorio. Vale la stessa cosa per il comune di Campobasso dove esiste soltanto una commissione per cultura e sport che ha esclusivamente potere propositivo dovendo poi sottoporre i documenti all’attenzione del consiglio.  Essendo due vecchie volpi della democrazia cristiana, Iorio e Di Bartolomeo, hanno pensato bene di gestire direttamente la ‘cosa’ culturale instaurando di fatto un meccanismo clientelare. Non sono i primi e non saranno gli ultimi, ahimè. Un finanziamento pubblico è cosa buona e giusta, ma dovrebbe essere la politica a dover dipendere dalla cultura e non il contrario: bisognerebbe insediare degli organi competenti che siano seriamente in grado di valutare il livello qualitativo di un determinato progetto a prescindere dalle appartenenze politiche del proponente. Quello che manca è una programmazione a lungo termine che dia continuità alle idee poste in essere anche se ci sono cambiamenti politici.

Veniamo al vostro lavoro: quali sono i vostri risultati e le vostre difficoltà in questo stato di cose?

Sinceramente è difficile dare una definizione a quello che stiamo facendo. La Soupy è un laboratorio, ci occupiamo di produzioni musicali e di arti visive, organizziamo eventi, produciamo merchandise per band/festival/associazioni, offriamo sevizi… scindere tutti gli aspetti, nel nostro caso, mi sembra davvero complicato. Diciamo che grazie alla noia imperante delle nostre lande abbiamo trasformato delle passioni in un lavoro, o quantomeno ci stiamo provando. Personalmente odio le persone che si lamentano continuamente del fatto che nella nostra città/regione non ci sia nulla  senza rimboccarsi le maniche per fare qualcosa. Sono sempre stato dell’idea che la noia della provincia possa offrire stimoli paragonabili a quelli derivanti dalla grande offerta delle aree metropolitane, basterebbe convogliarla sui binari giusti. Senza andare tanto in alto con le citazioni, Manuel Fantoni (Angelo Infanti) in Borotalco diceva: m’annoio quindi sogno e invento! Sono sicuramente soddisfatto di come siamo partiti e delle cose che proponiamo nonostante la risposta sia, a volte, fredda. Ultimamente stiamo organizzando ancora più cose nonostante la carenza di spazi. Siamo passati dalle 30 presenze dei primi eventi di sei anni fa alle circa 700 degli ultimi tempi, stiamo collaborando con artisti visivi sparsi qua e la per lo stivale, cerchiamo, nel nostro piccolo, di proporre la nostra (sottolineo nostra, quindi non l’unica) idea di cultura che serva da spunto per nuove iniziative con lo scopo di creare circuiti e reti capaci di coinvolgere più gente possibile.

Come cambierebbe la situazione una maggiore attenzione verso gli spazi culturali, e la presenza di questo tipo di realtà? Cosa pensi sarebbe utile fare per cambiare questo stato di cose?

Una maggiore attenzione verso spazi culturali e una maggiore diffusione degli stessi migliorerebbe senza dubbio la situazione soprattutto per quanto riguarda le persone che decidono di restare/tornare in regione.  Solitamente alla domanda ‘perché i giovani se ne vanno’ la risposta più facile è ‘mancanza di lavoro e opportunità’. In parte è vero ma per rimanere in Molise voglio anche qualcos’altro da fare, qualcosa a cui partecipare, qualcosa da vedere, qualcosa da sentire, qualcosa da costruire. Se mi accontentassi di 8 ore di lavoro, dei cavatelli e di pizz’e mnestr’ mi sentirei un robot che di tanto in tanto ha bisogno di un amaro per digerire. Cosa bisognerebbe fare? La risposta deve partire dalla base, dai singoli: proporre, fare, esserci, farsi sentire, domandare cultura. Del resto la cultura è una droga come un’altra, più se ne consuma e più se ne consumerebbe. In un secondo tempo deve esserci gioco forza anche una risposta politica intesa come ‘policy’, cioè come insieme di azioni messe in campo per affrontare e risolvere un determinato problema, e non come ‘politics’ ovvero come implementazione di azioni per la ricerca del potere a tutti i costi. Hai capito ‘sti inglesi… c’hanno due parole per intendere politica. Noi, invece, infiliamo il potere dappertutto!

Potrei dire “fatti una domanda, datti una risposta”, ma per motivi prevedibili preferisco dire: aggiungi quello che ti sembra importante e che è sfuggito a questa discussione.

Ci sarebbero molte cose da dire, esaurire l’argomento in 7/8 domande è sicuramente riduttivo. Sono contento che vi occupiate di questa nuova creatura pur stando fuori regione, mi auguro che seguano anche iniziative pratiche sul territorio per non lasciare tutto ‘campato sul web’. Non ci lasciate soli e turnat’ che sta cas’ aspett’ a vuje.

Intervista raccolta da

Roberto Evangelista

Fonti e articoli correlati per approfondimenti:

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=6239

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=6367

http://www.primapaginamolise.it/detail.php?news_ID=29483&goback_link=/list.php%3Fsection%3Dcronaca

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=6637

http://lnx.altromolise.it/notizia.php?argomento=cronaca&articolo=44515

http://www.comune.campobasso.it/

http://www3.regione.molise.it/