Sommario: riprendiamo la riflessione di Alessia Acquistapace in un articolo precedente per segnalare, purtroppo, un recente episodio repressivo culminato nello sgombero di due spazi recentemente occupati, a Napoli, dal movimento studentesco. Il Rettore dell’Università Orientale, Lidia Viganoni, ha autorizzato l’intervento in Ateneo della Polizia in assetto antisommossa; ci sono stati lanci di lacrimogeni che hanno raggiunto l’Aula Magna e le aule studio. Un piccolo 17 Novembre in salsa napoletana, con un bilancio meno grave ma certo non meno inquietante. [UPDATE: uno dei due è stato rioccupato ieri mattina, 01/02/2011]

17 Gennaio 2011: un gruppo di studentesse e studenti occupa l’ex mensa dell’Università Orientale, un tempo luogo “glorioso” di socializzazione e lotte (ricordiamo per tutto la solidarietà militante del lavoratori dell’ex mensa durante l’occupazione dell’Ateneo nel 2003, contro la guerra imperialista in Iraq), da anni sottratto a student*, precar*, disoccupat* in ossequio alle politiche di smantellamento del diritto allo studio e di svendita clientelare di patrimonio e servizi pubblici in nome del profitto. Di fronte a presunti lavori di ristrutturazione mai avviati, alla quasi totale cancellazione del servizio mensa, al prepensionamento, messa in mobilità o licenziamento dei/lle dipendenti, con l’occupazione lo spazio – Zero81 è il nuovo nome – tornava ad essere libero, vivo, restituito a student* e quartiere.

28 Gennaio 2011: Una piazza affollatissima, nonostante la pioggia, partecipa all’inaugurazione dello Spazio Occupato Fanon, a pochi passi dai locali dell’ex mensa, in pieno centro storico, all’interno di un edificio abbandonato al degrado e restituito alla città grazie al duro lavoro delle compagne e dei compagni che nel giro di pochi giorni lo rimettevano in piedi. Cibo e musica all’inaugurazione, mentre per il giorno successivo è già prevista la prima iniziativa politica con la proiezione di un documentario e l’allestimento di una mostra fotografica. I progetti di utilizzo del posto, però, sono condannati ad essere bruscamente interrotti poco più di 24 ore dopo.

31 Gennaio 2011: Sono le 6:30 del mattino, la polizia in assetto antisommossa si schiera di fronte ai due posti occupati. La sproporzione dei mezzi è evidente, c’è purtroppo poco da fare per resistere, le divise blu fanno irruzione nell’ex mensa, sfondano la porta del Fanon e, col consenso del Rettore, entrano anche nell’Ateneo per murare la porta secondaria che dal cortile dell’Orientale porta allo Zero81.

Il dato dell’irruzione delle forze dell’ordine in Ateneo (nel pomeriggio non esiteranno a lanciare lacrimogeni fin dentro le aule) è gravissimo, benchè si tenti di farlo passare per “normale” (nel comunicato stampa ufficiale dell’Università si parla di “locali riportati  nella disponibilità dell’Ateneo”…); è proprio l’indifferenza o la minimizzazione col quale viene presentato dagli organi di stampa mainstream (laRepubblica fra tutti) che dà, più d’ogni altra cosa, la misura del livello dello scontro in atto.

Negli anni più recenti abbiamo assistito  – non solo in Italia – ad un progressivo sovvertimento, da parte della classe dominante, di quello stesso diritto formale che per più di due secoli è stato garanzia e legittimazione del dominio e dello sfruttamento; la forbice tra uguaglianza formale e disuguaglianza sostanziale si riduce progressivamente a svantaggio della prima; la detenzione senza reato, l’identificazione di massa su base etnica, il rafforzamento dei poteri di polizia, l’attacco alla divisione dei poteri costituzionali a vantaggio dell’esecutivo, la liceità della sospensione temporanea dei diritti fondamentali sono solo alcuni esempi, esposti in termini generali, della trasformazione in atto.

Ogni esempio è uno schiaffo in faccia alla cosiddetta sinistra legalitaria, negli anni sempre più convinta che la lotta di classe passasse per le aule di tribunale, nonchè ad una tendenza recente, populista, di gran moda nella cosiddetta “opposizione” che, rifiutando qualsiasi riflessione sui rapporti materiali, vede nel diritto una sorta di manifestazione dello Stato Etico (o di Dio, non importa) e nei magistrati i nuovi supereroi contro le forze del Male.

“L’Università è un luogo inviolabile!” – staranno gridando mentre preparano l’autoscatto di protesta da inviare a Repubblica – “come si sono permessi?” Si sono permessi eccome! E si permetteranno sempre di più dal momento che non ci sono limiti formali che tengano di fronte alla tendenza materiale all’estensione e all’intensificazione dello sfruttamento e del dominio.

Se la guerra si combatte sul campo di battaglia dei rapporti materiali d’esistenza, è lì che dobbiamo porci l’obiettivo di ritornare; se pure ci sono state, negli scorsi decenni, delle importanti sanzioni legislative e formali a vantaggio della classe lavoratrice (otto ore di lavoro, diritto di sciopero, libertà di associazione, suffragio universale, istruzione obbligatoria…) ciò è avvenuto – sembra banale ripeterlo, ma evidentemente non lo è – in seguito a lotte imponenti, violente, che niente hanno avuto a che fare con l’ambito normativo, anzi, proprio in quanto si ponevano l’obiettivo di un estensione del riconoscimento formale di una serie di diritti erano al di là, al di fuori del recinto della legalità dell’epoca.

Di fronte alla rapida cancellazione finanche di quelle poche garanzie formali, frutto delle lotte e non della benevolenza dei padroni, lasciamo volentieri le icone di magistrati, poliziotti e qualche altro campione della legalità a qualcun altro: per quanto ci riguarda, mai come oggi pensiamo che non sia proprio più tempo per restare calmi.

Colonna sonora: Elettronoir – Il dovere di reprimere