Report dell’incontro organizzato dal Comitato molisano per l’Acqua pubblica in vista dei referendum, a cura di Manuel Colangelo e Federica Ciarlariello

LUNEDì 31 Gennaio, presso la sala dell’Incubatore Sociale di Campobasso, si è tenuta un’assemblea pubblica per dare il via alla campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua. Anche in Molise si è costituito un comitato, al quale hanno aderito moltissime associazioni e numerosi cittadini, impegnato affinché l’acqua sia sempre un bene pubblico, quindi usufruibile da tutti e tutte. Proprio questo tema, a differenza di molti altri, ha svolto il ruolo fondamentale di unire migliaia di persone, a prescindere dal ruolo sociale o dall’appartenenza ad un partito politico, con l’intento di fermare la privatizzazione di un bene tanto necessario quanto sfruttato dai potentati economici.
Il referendum ha raggiunto l’incredibile e sorprendente cifra di 1milione e quattrocentomila firme e la Corte di Cassazione insieme alla Corte Costituzionale hanno dichiarato legittime due delle tre richieste; quindi l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini prosegue con entusiasmo e speranza fino all’arrivo, in primavera, del tanto atteso e preteso voto referendario.

Il primo quesito reciterà:

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

Il secondo:
“Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma”
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.

Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici: si impedisce di fare profitti sull’acqua.

All’incontro hanno partecipato Paolo Grassetti, rappresentante nazionale referendario “2 si per l’acqua bene comune”, il quale ha sottolineato l’importanza di questa campagna di civiltà, le finalità e i mezzi con i quali si attuerà.
Interessante digressione è stata svolta da Corrado Oddi, rappresentante nazionale FP-CGIL, che oltre ad aver “smontato” ad una ad una le tesi di chi difende la privatizzazione dell’acqua, ha fatto notare le gravi negligenze dei servizi di informazione nel rendere nota la campagna referendaria. Tantissimi cittadini hanno aderito alla mozione, ma i mass media non hanno adeguatamente riportato l’accaduto! Da ora al referendum, ha evidenziato il sindacalista, c’è la possibilità di interrompere la privatizzazione dei servizi idrici con una moratoria pre-referendaria. Ha comunicato poi la data ufficiale del 26 Marzo per una manifestazione nazionale a Roma.
Anche il parroco Don Silvio delle Piccole Diocesi Larino ha apportato ai presenti il proprio contributo, esplicando l’impegno e le attività attuate dalla Chiesa in questa lotta.
Per il Comitato Acqua Pubblica Molise sono intervenuto Nicola Simonetti e Chiara Santone.
Nicola ha deciso di sottolineare la significativa mancanza dei rappresentati politici a questo tipo di incontro, che è mezzo diretto di democrazia e rappresentazione. Chiara Santone, invece, ha fatto notare la mancanza di un reale e necessario spazio pubblico nel pubblicizzare il referendum.
L’ultimo intervento è stato affidato a Franco Novelli che ha voluto incentivare e rafforzare lo spirito del comitato locale e nazionale affinché non ci si spaventi di fronte alla poca visibilità che viene conferita dagli organi d’informazione ad entrambi i livelli organizzativi.

Manuel Colangelo e Federica Ciarlariello