di Marinella Ciamarra

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Isernia, dietro richiesta del Pubblico Mnistero, emette in questi giorni un decreto penale di condanna nei confronti di sette molisani colpevoli di “aver raggiunto Via Graziani in prossimità del Palazzo della provincia di Isernia, ed aver gridato slogan del tipo “Il Molise è antifascista” ed intonando la canzone “Bella Ciao”. Proprio così si legge nel decreto emesso dal Tribunale di Isernia. Con tanto di intestazione: “In nome del popolo italiano”.

Ma in nome del popolo italiano cosa? In nome del popolo italiano si condannano sette persone che intonano una canzone antifascista o che fanno un “corteo” pacifico (su un marciapiede!) senza arrecare disordine alcuno né al traffico né alla cittadinanza? Ma il popolo italiano, se la memoria non inganna, non era antifascista? Almeno così ci hanno insegnato dalla prima elementare e, a seguire, in tutto il percorso scolastico che accompagna obbligatoriamente ciascun cittadino. Così ci hanno insegnato i nostri padri. I nostri nonni. Così ci ha insegnato la Storia. Il pilastro legale culturale e morale su cui è nata la Repubblica Italiana non era la Costituzione? E questa Costituzione non nasce dall’antifascismo?

Come si fa ad emettere un decreto penale di condanna contro persone che cantano una canzone antifascista e a scrivere su quello stesso decreto “in nome del popolo italiano”?

Ma tale paradosso isernino ha degli antecedenti altrettanto eclatanti.

Andiamo un po’indietro, a quel sabato 29 ottobre 2011 quando rasati, nerboruti e molto tatuati partecipanti affollavano la Sala gialla della provincia di Isernia  in occasione della presentazione del libro “Nessun dolore” di Domenico di Tullio. Un romanzo interessante, a parere del pubblico non proprio intonato al giallo della Sala, “il primo romanzo a raccontare l’epica quotidiana di quelli che si definiscono ‘fascisti del Terzo Millennio’ ”.

Ma l’espressione, all’evidenza, non ha avuto alcuna presa sulle autorità del posto, visto che la Provincia di Isernia, in un primo momento, aveva addirittura concesso il patrocinio dell’iniziativa, salvo poi ritirarlo in seguito alle pressioni del Comitato Antifascista Molise, limitandosi a concedere la Sala gialla.

Ma di cos’è che avrebbero dovuto informarsi un po’ meglio le autorità e gli enti molisani, forse un tantino chiusi nel loro molisolamento, e non sempre al corrente di quello che succede fuori il loro contado….Avrebbero dovuto quanto meno insospettirsi se la presentazione di un tale libro, voluto da tali soggetti (politici?) creava tanto fermento tra quel popolo italiano citato nel decreto di condanna agli antifascisti, tanto da determinare la formazione di un CAM (Comitato Antifascista Molisano), tanto da far sì che questo CAM si riunisse più volte in assemblee informative per la cittadinanza, sia ad Isernia che a Campobasso. Si sarebbero dovuti chiedere come mai questo CAM presentasse richieste – firmate da esponenti politici, associazioni, partiti, cittadini, studenti, pensionati e chi più ne ha più ne metta – a non concedere l’autorizzazione alla presentazione del libro dei fascisti del III millennio. Avrebbero dovuto chiedersi, in ultima analisi, come mai il CAM chiedesse l’autorizzazione, insieme ai firmatari sopra citati, ad una manifestazione pacifica. E, insomma, considerato tutto questo, le nostre (ahimè) autorità, anziché dispiegare centinaia di poliziotti in assetto antisommossa per contrastare l’arrivo di pericolosi facinorosi che non si capisce per quale motivo volevano far sentire la loro voce intonando canzoncine, avrebbero dovuto informarsi un po’ più dettagliatamente sugli organizzatori dell’evento da loro supportato.

Su che cos’è CASAPOUND. E sul perché quei facinorosi canterini intonavano proprio “Bella Ciao” (dopo aver chiesto – ed ottenuto – il permesso alla polizia, armata di caschi e scudi contro i do re mi fa sol la si do che si levavano nell’aria).

Non si sono informati? Possibile? Forse sì. Forse no.

Certo è davvero singolare come le istituzioni locali siano state così generose nei confronti di un’associazione così ambigua quale si presenta CasaPound, particolarmente attenta a temi quali il diritto alla proprietà della casa (suo simbolo è infatti la tartaruga), il mutuo sociale, l’ambientalismo  e, come si legge in www.wikipedia.org, “inneggiante all’ideologia fascista, con particolare attenzione al Manifesto di Verona, alla Carta del Lavoro ed alla legislazione sociale del Fascismo”. Si richiamano al poeta statunitense Ezra Pound (contestati, tra l’altro, come ci riporta sempre wikipedia.org, dalla figlia del poeta che ha parlato di “indebita appropriazione” dell’immagine del padre), che del regime apprezzò i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e una politica economica di ricerca della “Terza Via” tra liberismo e collettivismo, maturando una complessa e articolata visione del mondo, legata a correnti politiche e culturali di ispirazione tanto anticapitalista quanto antimarxista. Salvo essere arrestato, poi, alla fine della II guerra mondiale, con l’accusa di collaborazionismo e alto tradimento.

Ma Ezra Pound – le autorità isernine lo conosceranno senz’altro – è stato un grande poeta, forza trainante di molti movimenti modernisti, dell’imagismo e del vorticismo in primis, che seppe conciliare il suo modernismo con la tradizione classica degli stilnovisti Dante e Cavalcanti, con quella cavalleresca di Ariosto e Tasso. La sua adesione al fascismo fu una di quelle contraddizioni che furono proprie di altri grandi nomi come Celine, o forse più caserecciamente D’Annunzio, e che pongono il dilemma, talvolta tragico, tra l’uomo e il personaggio, tra l’arte e la vita, tra la poesia e la realtà.

Chissà che non sia questo il caso dell’avvocato Di Tullio, autore del libro che descrive le borgate romane con tratti che chissà se apprezzerebbe il povero Pasolini, e che fa da alibi culturale per i nostri poundiani, che si ergono a strenui divulgatori di cultura, presentano libri, affrontano tematiche sociali, si battono per i diritti delle madri lavoratrici.

Salvo, poi, essere anticostituzionali. Ma chi ha dato spazio ai casapoudiani deve davvero aver avuto una piccola svista rispetto  a quanto affermato dai nostri padri costituenti, accettando di dare spazio ad un manipolo di fascisti, come si definiscono loro stessi, e permettendo  loro di esprimersi pubblicamente, legalmente autorizzati. Ma la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana mi pare che stabilisca, al primo comma, che “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. In attuazione di tale Disposizione, la Legge 20 giugno 1952, n. 645, all’art. 1, precisa che “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista: esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica; o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione; o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza; o svolgendo propaganda razzista; ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito; o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.  In più, la Convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta a New York il 7 marzo 1966, è stata recepita dall’ordinamento italiano con Legge 13 ottobre 1975, n. 654. Nell’art. 4 della citata Convenzione, gli Stati contraenti si impegnano “a dichiarare illegali ed a vietare le organizzazioni e le attività di propaganda organizzate ed ogni altro tipo di attività di propaganda che incitino alla discriminazione razziale e che l’incoraggino, nonché a dichiarare reato punibile dalla legge la partecipazione a tali organizzazioni od a tali attività; a non permettere né alle pubbliche autorità, né alle pubbliche istituzioni, nazionali o locali, l’incitamento o l’incoraggiamento alla discriminazione razziale.”

Si richiama esplicitamente alle predette normative di riferimento la cosiddetta “Legge Mancino” dal nome dell’allora Ministro dell’Interno che ne fu proponente, legge italiana introdotta nel 1993 che condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. La legge punisce anche l’utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici.

E con quale pena la legge punisce i nostalgici fascisti? Ce lo dice l’art.4, che prevede la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000 per “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.” […]”.

E, invece, nella piccola cittadina di Isernia, contado nel quale noti viceré esercitano da tempo immemore il loro ius primae noctis, dove ne accadono davvero di tutti i colori tra infiltrazioni di sapore borbonico, malavitoso, clientelare, ecco che l’attenzione si sposta su altro.

Si danno tacitamente mòniti per il futuro. Colpirne sette per educarne cento.

Ecco che a dover pagare (in tutti i sensi) sono altri, non i fascisti. Ecco che invece di rispettare la Costituzione, si concede a dei sedicenti fascisti di presentare un libro e di infiltrarsi subdolamente nel territorio e si condannano ad una pena detentiva di 5 giorni di carcere (convertita in multa pecuniaria di 1350 euro) sette liberi cittadini che in nome di quel glorioso antifascismo su cui si fonda la Costituzione del loro Paese, hanno manifestato (sul marciapiede) e cantato uno canzone che ai quei valori si ispira.

Così ora lo sappiamo, come dice Arundhati Roy nel suo libro “Guerra è Pace”, in occasione delle parole di Bush che definiva l’America un Paese pacifico: I maiali sono cavalli. Le bambine sono maschietti. La guerra è pace.

I fascisti sono santi e costituzionali. Gli antifascisti condannati alla galera.