Questo articolo nasce da una conversazione con Nicola Muccino, cittadino di Montagano e membro del “Comitato per il NO agli inceneritori nel Molise” nato una decina d’anni fa e tornato all’azione negli ultimi mesi per opporsi alla Delibera regionale n. 674 del 6 agosto 2010 che autorizza lo stoccaggio di rifiuti speciali nei pressi della discarica già esistente in agro di Montagano. Ci siamo incontrati per sapere cosa è successo e cosa succede, cosa si muove a Montagano e nel comitato, quali sono le iniziative che hanno intenzione di proporre.

Il racconto di Nicola però comincia da molto prima del 6 agosto, perché l’autorizzazione allo stoccaggio di rifiuti pericolosi non è che l’ultimo episodio di una storia cominciata 15 anni fa nel territorio di Montagano.

La discarica di Colle Santo Ianni è come l’Universo: in espansione

La discarica di Contrada Colle Santo Ianni a Montagano (CB) nasce nel ’95 come sversatoio di rifiuti ordinari per iniziativa della Comunità montana Molise Centrale per risolvere il problema delle discariche abusive sparse sul territorio.

La gestione della discarica è stata affidata poco dopo la sua realizzazione alla Giuliani Environment s.r.l. di Campobasso, società nata nel ’98  – la stessa che adesso ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione allo stoccaggio di rifiuti pericolosi in una struttura poco distante da Colle Santo Ianni.

La discarica deve servire in principio a 5 comuni ma nel tempo questo numero cresce fino ad arrivare agli attuali 57, alcuni dei quali anche della provincia di Benevento, corrispondenti a circa 131 mila cittadini. Parallelamente la discarica subisce cinque ampliamenti, un sesto è in corso. Attualmente copre una superfice di 12 ettari. E se i ritmi di conferimento dei rifiuti rimangono inalterati, il comitato calcola che nel 2015 ci sarà bisogno di un ulteriore ampliamento.

Se la discarica si ingrandisce sempre più non è solo per il ritmo di 52 mila tonnellate annue di rifiuti immagazzinate, ma anche perché la raccolta differenziata e il riciclo sono pressoché inesistenti, sebbene la Giuliani sul proprio sito dica proprio il contrario.

I cittadini del comitato “No agli inceneritori” sono andati a visitare personalmente la discarica e si sono fatti spiegare come vengono trattati i rifiuti.

Come è noto, alcuni comuni molisani differenziano solo il secco dall’umido, altri, come Campobasso, separano anche plastica, carta e vetro, mentre altri ancora non differenziano niente. Così a Montagano arrivano sia rifiuti organici (il cosiddetto umido), raccolti però in sacchetti di plastica; sia spazzatura mista, cioè umido, carta plastica, vetro e quant’altro tutto insieme; sia carichi di vetro, plastica e carta adeguatamente differenziati.

  • Dalla spazzatura mista viene recuperato, per mezzo di un’elettrocalamita, solo il ferro, che viene poi venduto a ditte che lo riciclano. Tutto il resto (che è tanto: 52 mila tonnellate di rifiuti all’anno) viene buttato in discarica.
  • L’umido viene utilizzato per fare compost, ma poiché ci sono in mezzo i brandelli delle buste di plastica, il terriccio che ne risulta è di pessima qualità e non può essere venduto come concime, per cui viene usato solo per ricoprire la discarica stessa man mano che si riempie.
  • Quanto ai rifiuti differenziati, vanno a formare enormi mucchi ben visibili sul piazzale antistante gli impianti della discarica… ma poi? Giuliani, interrogato in merito dai cittadini del comitato, dice di “non poterli” indirizzare al riciclaggio poiché solo i comuni, e non le aziende private, hanno facoltà di convenzionarsi con il CONAI, il consorzio che in Italia riunisce le aziende del riciclaggio e garantisce ai comuni una serie di condizioni vantaggiose per la vendita dei materiali da riciclare.

A leggere il sito ufficiale del CONAI, pare che in realtà esista anche la possibilità di venderli al di fuori della convenzione, in condizioni di libero mercato, eppure Giuliani ha lasciato intendere ai cittadini e alle cittadine di Montagano che l’unico modo per riciclare fosse convenzionarsi col CONAI e che non era colpa sua se in quanto privato non poteva farlo.

L’interrogativo rimane quindi aperto, sia sul perché questi rifiuti non vengano riciclati, sia su cosa accade quando le montagne di vetro, carta, plastica diventano troppo grandi. E intanto la discarica si espande… come l’universo.

Immondizia: l’accendiamo?

Cosa c’entra l’inceneritore con l’autorizzazione allo stoccaggio dei rifiuti tossici.

Già dal 2000, racconta Nicola Muccino, i montaganesi sanno che esiste un progetto per la realizzazione di un inceneritore, o termovalorizzatore, come viene a volte chiamato con un perfido eufemismo . Per questo hanno dato vita al “Comitato per il No agli inceneritori nel Molise” che riunisce anche alcuni cittadini/e dei comuni vicini, come Petrella e Matrice.

Anche se alla Regione negano che sia in atto alcun iter ufficiale per la costruzione di un inceneritore, più volte i consiglieri comunali di Montagano e altri esponenti istituzionali hanno visionato progetti in tal senso.

Il primo di questi, che risale all’inizio di questa decade, era firmato da una società collegata alla Union Carbride, quella del disastro di Bhopal.

L’ultimo è stato invece sul tavolo di una pseudo-conferenza di servizio frettolosamente indetta dalla Comunità Montana Molise Centrale poco prima del suo commissariamento, ed era a nome della Giuliani Environment s.r.l., la stessa ditta che ha la gestione della discarica di Colle Santo Ianni e che ha chiesto l’autorizzazione per lo stoccaggio dei rifiuti pericolosi.

L’investimento per l’inceneritore e il conseguente trattamento dei rifiuti ammonterebbe a 200 milioni di €, cifra notevole e probabilmente superiore alle possibilità di investimento della sola Giuliani. Ciò fa sospettare che dietro la Giuliani ci possa essere, almeno ufficiosamente, qualche altra azienda.

Ma cosa c’entra l’inceneritore con lo stoccaggio di rifiuti pericolosi?

Per incenerire rifiuti c’è bisogno poi di poter stoccare le ceneri di scarto, classificate come rifiuti pericolosi, ed è qui il collegamento tra la richiesta d’autorizzazione all’impianto di un inceneritore e la richiesta fatta alla Regione per lo stoccaggio datata 26 gennaio 2010.

L’autorizzazione allo stoccaggio ottenuta il 6 agosto segna perciò un punto a favore della Giuliani non solo perché si traduce in ulteriori guadagni, ma perché le fornisce un assist molto invitante: qualora essa volesse tornare alla carica col progetto inceneritore non avrebbe problemi a stoccare le ceneri di scarto.

Il menù dei rifiuti speciali. Politici: aumm aumm e orecchie da mercanti

Con l’autorizzazione del 6 agosto in tasca, la Giuliani Environment potrà stoccare, in un capannone di sua proprietà posto a 300 metri a valle della discarica, una serie di sostanze pericolose (acido solforico e solforoso, idrossido di calcio, carbone attivo e filtri dell’olio, pitture e vernici contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose, soluzioni di industrie fotografiche ed altri rifiuti contenenti mercurio), ed altre non pericolose che vanno dalle batterie, ai fanghi e rifiuti acquosi contenenti adesivi, sigillanti, pitture, vernici e inchiostro, ai liquidi antigelo, toner per stampa esauriti, pastiglie per freni, miscele bituminose, scarti in gomma, pneumatici fuori uso, olio e grassi commestibili.

La quasi totalità dei rifiuti in questione sono di derivazione industriale e non si producono in Molise.

Nella faccenda le responsabilità sono anche del sindaco di Montagano Enrico Galuppo, il quale prende parte a tre conferenze di servizio tenutesi nei mesi precedenti agosto e tutte le volte dà parere favorevole senza aver informato i cittadini né consultato non solo la Giunta comunale, ma addirittura neanche l’assessore comunale all’ambiente Nicola Iannaccio, che, a seguito della vicenda, si dimette.

E dire che Galuppo ha insistito in campagna elettorale proprio sulla massima trasparenza nei confronti dei compaesani, in particolare sulle questioni ambientali.

Stesso stile scarsamente comunicativo ha avuto l’assessore regionale all’ambiente Salvatore Muccilli, che, interpellato dai cittadini, ha ritenuto fosse meglio ignorarli. Non ha infatti mai voluto riceverli, e l’unico confronto aperto con loro l’ha avuto in una trasmissione televisiva, durante la quale “il suo unico argomento è stato che la domanda fatta da Giuliani era in regola”.

Poi però lo stesso Muccilli il 23 ottobre inaugura l’ampliamento della riserva naturale di Guardiaregia e sembra un’altra persona : non gli pare affatto strano che a pochi chilometri convivano un’oasi naturalistica e una discarica. Forse le distanze le misura in centimetri.

Accà nisciun è fess

Le considerazioni del comitato

Il comitato chiede come mai si sia pensato di stoccare questo tipo di rifiuti in un comune del Molise centrale e non in prossimità dei nuclei industriali di Termoli o Isernia, come peraltro prescrive la legge. Inoltre, osserva il comitato, in agro di Limosano, a pochissimi chilometri da Montagano, è già presente un sito di stoccaggio di rifiuti pericolosi e no gestito dalla Pasil s.r.l.

Perché fare un nuovo deposito di rifiuti speciali proprio vicino a una discarica in via di saturazione e che si sta ampliando decisamente troppo?

La risposta che il comitato si dà è che lo stoccaggio è il probabile preambolo alla realizzazione dell’inceneritore, la cui vocazione è evidentemente quella di quella di convogliare rifiuti da altre regioni, cosa che peraltro già avviene, visto che le tre discariche molisane di Guglionesi, Isernia e Montagano smaltiscono 170 mila tonnellate di immondizia all’anno (senza contare tutto il sommerso, l’illegale e l’abusivo) mentre in Molise se ne producono solo 125 mila (dati Arpa 2008).

Inoltre la situazione per cui lo stesso soggetto, la Giuliani Enviromenti s.r.l., si trovi a possedere un deposito di rifiuti tossici e, poco lontano, a gestire una discarica di proprietà pubblica crea preoccupazione nei cittadini, che si chiedono se le amministrazioni locali, totalmente sprovviste di fondi e mezzi, siano in condizione di vigilare efficacemente contro eventuali “dirottamenti” di rifiuti da un luogo all’altro.

Sebbene la tendenza europea sia quella di eliminare gli inceneritori per dare spazio al riciclo, qualcuno potrebbe pensare che uno di questi impianti in regione è necessario: dimenticherebbe però che ne abbiamo già uno.

Si chiama Energonut, sta a Pozzilli, può bruciare 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno, ed è al 60% di proprietà della francese Veolia. Inoltre, anche la fabbrica di cemento COLACEM di Isernia brucia una quantità – per ora minima – di combustibile da rifiuti (le cosiddette ecoballe, o cdr).

Questi impianti, che producono gas, polveri sottili e residui solidi molto pericolosi per la salute umana, e che sono, per varie ragioni, un disastro dal punto di vista del bilancio energetico, hanno anche un’altra simpatica caratteristica: se non hanno abbastanza rifiuti da bruciare, l’energia che producono è inferiore a quella che richiedono per stare accesi, per cui diventano un affare in perdita non solo per l’ambiente (quello lo sono comunque), ma anche per le tasche del proprietario.

E’ per questo che il nostro inceneritore, sovradimensionato rispetto alla quantità di rifiuti che produciamo in regione, già oggi importa immondizia da altre parti d’Italia.

Come detto, il Molise produce ogni anno 125 mila tonnellate di rifiuti; ma già nelle tre discariche di Isernia, Guglionesi e Montagano vengono depositate in totale 170 mila tonnellate di rifiuti; in più ci sono le 100 mila circa bruciate dall’inceneritore di Pozzilli.

“Alla luce di tutto questo – dice il comitato – il nostro timore è che si voglia trasformare il Molise in una sorta di regione-pattumiera-mercato delle occasioni e ci sembra che le rassicurazioni fornite alla cittadinanza sul fatto che Colle Santo Ianni sarebbe solo un deposito di rifiuti pericolosi da trattare poi in altre regioni siano del tutto prive di fondamento”

“Moltiplicare i siti di stoccaggio (e poi eventualmente di trattamento) è un modo per svendere il nostro territorio senza nemmeno avere in cambio un ritorno in termini di occupazione” ragiona Nicola.

“Se il sito di stoccaggio di rifiuti tossici fosse inserito in un progetto di sviluppo industriale, con la conseguente creazione di posti di lavoro, l’idea sarebbe comunque discutibile, ma almeno non suicida. D’altra parte lo sviluppo industriale è ormai una chimera, un residuo di un’idea di sviluppo non più praticabile, perché ormai le industrie le vanno a fare in Cina, non qui. Insomma, si sta svendendo il nostro territorio e la nostra salute solamente per favorire affari privati, magari di colossi multinazionali”

Una gestione intelligente dei rifiuti, invece, può creare posti di lavoro e ridurre la spesa per lo smaltimento, e di conseguenza le tasse. E’ quello che succede ad esempio a San Martino in Pensilis, dove i cittadini e le cittadine del comitato “No agli inceneritori” si sono recati per constatare con i loro occhi che le alternative concrete alle mega-discariche e agli inceneritori esistono, e sono solo questione di scelta politica.

La visione del comitato è molto chiara anche rispetto a quanto sta accadendo a Terzigno: la strategia è creare l’emergenza, facendo espandere senza controllo le discariche senza avviare una politica seria di riduzione e riciclo dei rifiuti, per poi dire “la situazione è drammatica, siamo sommersi dai rifiuti, ci vuole l’inceneritore”.

La sfida del comitato “No agli inceneritori”, quindi, è di impedire che il Molise cada nella stessa trappola.

Le istanze del comitato nella Mozione Petraroia.

Il sindaco che legge Il mattino e s’illumina d’immenso

L’unico sostegno alle istanze del comitato dalla politica istituzionale è arrivato dal consigliere regionale Petraroia, che è stato il primo a mettere al corrente i cittadini di Montagano dell’esistenza della delibera che autorizzava lo stoccaggio di rifiuti tossici nel loro comune.

Petraroia ha poi presentato in Consiglio regionale una mozione urgente nella quale chiede di: revocare la Delibera del 6 agosto 2010 perché in contrasto con il Piano Regionale dei Rifiuti; sospendere qualsiasi azione in attesa delle nuove definizioni sulle modalità di smaltimento dei rifiuti pericolosi sul territorio regionale come da normative vigenti; formulare un nuovo Piano Regionale dei Rifiuti che sostituisca quello in vigore da otto anni e che in particolare preveda lo smaltimento dei rifiuti di provenienza regionale evitando di incentivare il trattamento, lo stoccaggio e/o lo smaltimento di rifiuti urbani, speciali e/o tossici/nocivi provenienti da altre regioni; sostenere con politiche mirate e incentivi la raccolta differenziata, il recupero della carta, della plastica, dell’alluminio e del vetro, usufruendo della convenzione Anci-Conai e diminuendo in prospettiva la quantità di rifiuti da conferire in discarica; individuare i centri di stoccaggio per i rifiuti speciali e/o pericolosi di produzione industriale all’interno o nelle vicinanze dei luoghi di maggior produzione degli stessi e comunque in aree industriali così come da normativa vigente.

La mozione sarà discussa in Consiglio il prossimo 16 novembre. Il comitato “No agli inceneritori” ha indetto un sit-in davanti alla Regione durante la seduta del Consiglio regionale.

Nel frattempo si registra anche il pentimento del sindaco di Montagano Galuppo, che a seguito della pubblicazione di un articolo sul Mattino di Napoli in cui si denunciava la presenza di interessi della camorra nella gestione dei rifiuti in Molise, ha scritto al Governatore Iorio.

“Dopo quanto riportato da alcuni organi di stampa nazionali e locali, sembrerebbe emergere un inquietante sistema di interessi della malavita campana sul territorio molisano finalizzato allo smaltimento illegale di rifiuti tossici e pericolosi provenienti da altre regioni. Dalle stesse inchieste giornalistiche risulterebbe che imprese e uomini collegati al clan dei Casalesi avrebbero posto l’attenzione sul Molise per lo smaltimento privato ed illegale dei rifiuti tossici della Campania. La redattrice de “Il Mattino” ha scritto che i Casalesi “non disdegnano la Provincia di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore COSIB di Termoli”.

Il sindaco chiede dunque a Iorio la sospensione della delibera affinché gli enti interessati e la Magistratura facciano luce su quanto si scrive a proposito di rifiuti della Camorra, ma l’assessore regionale all’ambiente Muccilli risponde secco che lo stoccaggio s’ha da fare.

Il comitato attende un pronunciamento ufficiale della Regione ed è pronto a ricorrere al Tar. Intanto continua a raccogliere le firme per bloccare la delibera.

La manifestazione e la rete da creare

La nostra chiacchierata con Nicola Muccino si conclude parlando della manifestazione del 16 ottobre presso la discarica di Montagano. Ci dice che sono contenti di aver avuto la partecipazione di 300 persone, soprattutto perché è la prima manifestazione di piazza fatta in paese, in passato erano riusciti a organizzare conferenze e dibattiti.

Smentisce in modo categorico che – come ha scritto qualche giornale – ci siano stati scontri con la Polizia. Il blocco dei camion messo in atto dai manifestanti è stato simbolico e concordato con la polizia, proprio per non incappare in denunce ed evitare tensioni.

Domandiamo a Nicola se ritengono che la questione dei rifiuti a Montagano e l’eolico selvaggio facciano parte in qualche modo di una stessa questione, e se sono riusciti a fare rete con altre associazioni.

“Certo” risponde Nicola, “sono aspetti diversi dello stesso problema, la svendita del nostro territorio. E’ per questo che, ad esempio, anche noi abbiamo aderito al presidio permanente contro l’eolico selvaggio ad Altilia e abbiamo organizzato insieme la manifestazione del 23 novembre

Quanto al fare rete con altri comitati impegnati sul fronte della gestione dei rifiuti in altre parti d’Italia, sarebbe importante ma per il momento, dice Nicola, il comitato si è scontrato con i limiti di tempo dei cittadini e delle cittadine che lo compongono, con una parziale mancanza di competenze informatiche e con lo scarso sostegno ricevuto dall’associazionismo più organizzato.

Abbiamo constatato che su internet il comitato è poco visibile. D’altra parte, in preparazione della manifestazione del 16 ottobre scorso, sono stati fatti banchetti informativi e iniziative in vari comuni del circondario, nei quali qualche cittadino/a del posto si sia offerto come riferimento.

Nel suo piccolo, Tratturi cercherà di collegare realtà e lotte differenti, ed è sempre a disposizione per fornire e facilitare contatti. Chissà che non riusciremo a organizzare, insieme a Nicola e al suo comitato, un incontro con i cittadini dell’area vesuviana in lotta contro le discariche.

Terzigno, la nostra sfera di cristallo.

Una considerazione finale

A Terzigno, come ha scritto Francesco in un suo articolo, va in scena il nostro futuro. Terzigno è il frutto di una gestione dissennata dei rifiuti, o meglio, una gestione che punta all’arricchimento di pochi soggetti privati a scapito della salute della popolazione.

C’è di più: in Campania l’emergenza è stata preparata, coltivata. Perché, come giustamente ha colto Nicola nella nostra conversazione, quando arriva l’emergenza manca il tempo di discutere, di ragionare; e se si tenta di dire no alle decisioni che vengono prese sopra alla testa dei cittadini, ci pensa lo Stato a difendere con la forza le proprie ragioni.

Quando c’è l’emergenza poi, arriva la Protezione civile che, si sa, può agire in deroga alla Legge soprattutto con i poteri conferitigli dall’attuale Governo. L’Aquila ce lo insegna: emergenza vuol dire affari d’oro per alcuni mentre la popolazione resta ostaggio della militarizzazione e della gestione autoritaria dell’emergenza.

La tendenza del Molise purtroppo non è diversa. In questi giorni fanno molto clamore le storie di smaltimenti illegali di rifiuti provenienti da altre regioni, ma sono cose che non sorprendono perché c’era da aspettarselo in una regione poco popolosa, mansueta, vicinissima ai feudi della criminalità organizzata e con una classe politica incapace (nella migliore delle ipotesi).

La nostra classe politica sta perpetrando un delitto nei confronti di noi molisani e molisane svendendo il nostro territorio agli speculatori dell’eolico, dell’edilizia, dei rifiuti. Speculazioni che distruggono la nostra risorsa primaria, il territorio e le sue risorse naturali, e con essi la possibilità di uno sviluppo ecocompatibile nel turismo e nell’agricoltura, senza nemmeno creare in cambio prospettive di occupazione in altri settori.

Ci ritroveremo tra qualche anno con un territorio inservibile da tutti i punti di vista: perso il patrimonio naturale, al Molise non resta nulla perché la propria orografia gli impedisce – come gli ha sempre impedito – uno sviluppo in senso industriale.

E allora?

Allora bisogna innanzitutto conoscere la nostra realtà, mobilitarsi per difenderla e cercare di portare avanti iniziative sensate come quella di San Martino in Pensilis, unico comune molisano premiato tra i “Ricicloni” di Legambiente nel 2010 per aver dato avvio alla raccolta porta a porta, che, come ulteriore risvolto positivo, ha permesso di creare alcuni posti di lavoro.

Un piccolo caso, ma di buon augurio per il Molise.

Per contattare il Comitato per il No agli inceneritori nel Molise, offrire supporto, chiedere il testo della raccolta firme eccetera:

telefono 3397465560  – e-mail    com.no_inceneritore[chiocciola]libero[punto]it

Luca Rossi, Alessia Acquistapace